Quali sono le piante a prova di pollice nero?

Non tutte le piante d’appartamento hanno bisogno di luce. Scopriamo le specie in grado di crescere anche in condizioni di poca luminosità.

Tutte le piante d’appartamento hanno bisogno di un po’ di luce solare, ma alcune specie ne richiedono molto meno rispetto alla maggior parte.

Quindi, anche se la tua casa non riceve la luce necessaria per far crescere rigogliose le tue piante, non temere e scopri insieme a noi quali sono le migliori piante da avere in condizioni di scarsa luminosità.

Sanseveria
La prima pianta è la sanseveria, che sta bene anche con poca luce e in un angolo ombreggiato e lontano dalla finestra. Per prenderti cura di questa pianta, basta innaffiarla solo quando lo strato superiore del terreno è completamente asciutto, il che di solito richiede circa due o tre settimane.

Pianta Ragno
La pianta ragno è conosciuta anche come Clorofito e si caratterizza per avere delle foglie lunghe e variegate, con colori intensi che vanno dal verde al bianco. Si tratta di una pianta in grado di sopravvivere anche in condizioni di pochissima illuminazione; infatti, spesso viene usata come pianta ornamentale negli uffici. Per innaffiarla tasta il terreno e procedi solo quando lo senti secco; puoi anche tenere un piattino sotto il vaso per mantenerla umida.

Pothos
Il pothos è una pianta ornamentale bellissima, che cresce forte e rigogliosa con poca luce, anzi se ne riceve troppa può anche seccarsi e morire.

Per far crescere in modo ottimale il tuo pothos lascia asciugare del tutto il terreno, tra un annaffiatura e l’altra. Per controllare, ti basterà infilare un dito nella terra, oppure semplicemente sollevare il vaso e vedere quanto è pesante: una pianta che ha bisogno di acqua sarà piuttosto leggera. Se il tuo pothos ha bisogno di una potatura, invece, puoi creare nuove piantine mettendo le talee in una tazza d’acqua su un davanzale fino a quando non fuoriescono nuove radici.

Felce capelvenere
Belle ma complicate da curare, le felci possono essere un po’ pignole. La cosa difficile qui è che non possono essere annaffiate troppo o troppo poco; queste piante vogliono l’umidità giusta, ma non amano essere troppo bagnate. Quindi, ti consigliamo di mettere un piatto sotto il vaso in modo che abbia sempre acqua a sufficienza; evita, invece, di innaffiarla dall’alto.

Edera
L’edera è un’ottima pianta da interno anche in condizioni di scarsa illuminazione. Ci sono tonnellate di varietà di edera; alcune sono di colore verde intenso, mentre altre hanno le foglie con variegature bianco-verdi. Si tratta di una pianta che non ha bisogno di troppe cure, e ti basterà annaffiarla solo quando il terreno è completamente asciutto.

Uccello del paradiso
L’uccello del paradiso è una pianta molto particolare, dall’aspetto tropicale. Ciò che la rende perfetta anche in caso di poca luce è che non necessita di particolari cure e attenzioni, basta che il terreno sia sempre umido ma non completamente bagnato.

Come recuperare una pianta che soffre

Una volta eliminate foglie e parti secche, la pianta va lavata completamente. Con acqua a temperatura ambiente. Come salvare le piante da interni. E come rianimare una pianta che sembra morta.

Mancata irrigazione, o troppa acqua. Posizione ed esposizione al sole sbagliata. Scarsa cura, specie della pianta e di tutto quanto la circonda. In qualsiasi mese dell’anno, e innanzitutto in estate, è possibile dedicarsi alle piante sofferenti. Nell’orto, in giardino e in un vaso. L’importante è non darsi per vinti, agire con metodo e con un obiettivo preciso ed essere consapevoli che qualsiasi pianta che soffre per colpa nostra è uno spreco.

COME RECUPERARE UNA PIANTA CHE SOFFRE
Per recuperare una pianta che soffre nel suo vaso, esiste un procedimento molto semplice, facile da applicare e solo con prodotti naturali e con poco materiale occorrente. Vediamolo da vicino.

Materiale occorrente

  • Terriccio fertile
  • materiale drenante
  • paletta
  • forbice
  • spruzzino
  • catino
  • Procedimento

Eliminare dalla pianta le parti secche e le foglie ingiallite lasciando solo le parti sane.
Pulire accuratamente le foglie. L’operazione non è semplice e va fatta con molta. Cura: ogni foglia, una per una, deve risultare ben pulita.
Immergere la pianta con il suo vaso in un catino in modo che il contenitore venga totalmente sommerso dall’acqua, oltre il suo bordo: inizialmente potrebbe essere necessario tenere fermo il vaso per evitare che galleggi. L’acqua dell’immersione deve essere a temperatura ambiente, né troppo fredda né troppo calda.
Tenere a mollo la pianta almeno fino a quando le bollicine, che indicano sacche d’aria nella zolla, non cesseranno di salire dal vaso in superficie.
Lasciare scolare l’acqua in eccesso.
Eventualmente aggiungere uno strato di terriccio sulla superficie.
Mettere la pianta in un luogo riparato preferibilmente a mezz’ombra fino a che non ha recuperato completamente. Evitate l’esposizione al sole.

COME SALVARE UNA PIANTA TROPPO ANNAFFIATA

A volte l’eccessiva cura può fare gli stessi danni dell’incuria. Per esempio quando esageriamo con l’acqua. Come salvare una pianta troppo annaffiata? Le cose da fare fondamentali sono tre.

Dare il tempo alla pianta di assorbire l’acqua. Ovviamente non datene più e consentite alla pianta di assorbirne il più possibile: per accelerare il processo, potete rovesciare la pianta ed estrarla lentamente dal vaso con tutte le radici, per poi rimetterla nella sua posizione naturale.
Rimuovete il vecchio terriccio, pulite bene le radici ed eliminate le parti marroni che intanto sono marcite. Seconda mossa: spostate la pianta in una zona ombreggiata, lontano dai raggi solari. E questo per fare in modo che l’acqua possa tornare a salire dalla base della pianta, dove è bloccata dalla sua quantità eccessiva, alla parte alta delle foglie.
Picchettate con leggerezza il vaso, senza fare danni, e così farete in modo di smuovere il terriccio e di distribuire meglio l’acqua. Questo procedimento, tra l’altro vi eviterà dio rovesciare il vaso per tirare fuori le radici.
COME SALVARE UNA PIANTA DA INTERNO

Quando avete i segnali di malessere di una pianta da interno (per esempio le foglie che ripiegano op si ingialliscono), allora dovete intervenire prima che sia troppo tardi. E anche in modo molto deciso. Innanzitutto controllate la salute delle foglie e delle radici (se sono ancora solide, la pianta è viva e vegeta), e poi passate alla fase dell’immersione. La pianta va messa in una bacinella con acqua ossigenata per alcuni minuti, e poi ripiantata. A quel punto potete annaffiarla con acqua e sale.

COME RECUPERARE UNA PIANTA MORTA?

Come si può recuperare una pianta morta? Non scoraggiatevi anche nel caso peggiore, quando tutto sembra compromesso. La situazione classica è la seguente: tornate a casa dalle vacanze e vi ritrovate con le piante in terrazza o sul balcone secche e piegate. Le considerate morte. In realtà, le radici sono ancora solide e resistenti, la pianta è viva e potete salvarla. Procedete con rapidità. Sciogliete dell’aspirina nell’acqua e spruzzatela sulla pianta: è molto efficace. Immergete la pianta per almeno trenta minuti nell’acqua a temperatura ambiente, fino a quando non appariranno bollicine in superficie. Poi trapiantatela nuovamente nel vaso, pulite le foglie secche e sistematela in un luogo ombreggiato, lontano dai raggi del sole. Rimedio estremo, infine, per situazione estrema: una volta lavata e pulita la pianta, e dopo averla rimessa nel vaso, copritela con un telo di plastica. In questo modo l’umidità dovrebbe aiutare le foglie a riprendersi e le radici a distribuire l’acqua in circolazione.

Glicine come e quando potare la pianta rampicante.

Quando e come potare correttamente il glicine,  per farlo fiorire ancora più armonioso e rigoglioso

Il glicine è una pianta rampicante molto diffusa e apprezzata, perché regala una splendida e suggestiva fioritura sui toni del lilla. Utilizzata per decorare giardini e pergolati, questa pianta si può coltivare sia in terra sia in vaso, ciò di cui ha bisogno regolarmente è la potatura due volte all’anno in modo da crescere sana, forte e rigogliosa. 

Glicine:  Le sue caratteristiche

Prima di scoprire come procedere con la potatura del glicine, è opportuno conoscerne alcune caratteristiche. Si tratta di una pianta rampicante e ornamentale originaria dell’Asia, appartenente alla famiglia delle Fabaceae, e il cui nome botanico è Wisteria. Vi sono due varietà di glicine, Wisteria sinensis e Wisteria floribunda. La prima ha origine in Cina e può raggiungere altezze esagerate, anche trenta metri; mentre, la seconda originaria del Giappone, arriva a un’altezza di dieci metri.

Il glicine predilige le temperature miti e può essere coltivato sia in vaso sia in terreno, necessita di potature regolari per favorirne la crescita; infatti, spesso la fioritura insoddisfacente può dipendere da una potatura non eseguita correttamente.  

Come e quando potare il glicine

La potatura è indispensabile per favorire una crescita sana, ordinata e armoniosa della pianta. Questa operazione deve essere effettuata due volte l’anno, in estate e in inverno. Vediamo come eseguirla nel dettaglio.

Potatura estiva 

La potatura estiva si effettua tra il mese di luglio e agosto, e consiste nell’accorciare fino a circa un metro tutti i rami vecchi di un anno, per stimolare la fioritura e una nuova crescita. 

Durante questa operazione è consigliabile eliminare anche i polloni e gli stoloni, ossia i rami più grossi che solitamente si formano alla base, e che danno una forma disordinata e asimmetrica alla pianta; in più, se il glicine ha origine da un innesto solitamente questi sono molto grossi e possono addirittura assorbire energia e indebolire la pianta. 

Potatura invernale

La potatura invernale del glicine, invece, si effettua dopo la caduta delle foglie. Se il clima è troppo rigido, però, il consiglio è di attendere la fine dell’inverno, al termine delle gelate.

Durante questa operazione devono essere accorciati tutti i rami di un anno, lasciando almeno quattro o cinque gemme; occorre anche in questo caso eliminare i polloni basali, che rovinano l’armonia della pianta, i rami secchi, danneggiati e rotti

Ovviamente, il consiglio per una potatura ottimale è, sia in estate sia in inverno, eliminare tutte quelle parti che tolgono risorse ed energia alla pianta e che ne ostacolano la crescita e la fioritura. Se poi si desidera dare al glicine una forma precisa, è bene scegliere un ramo adatto e non tagliarlo, bensì legarlo nella direzione in cui desideriamo stimolare la crescita. 

Giardinaggio: le cose da fare luglio-agosto

Sono in fiore: Magnolia grandiflora e Clerodendrum trichotomum. Annaffiare regolarmente e con abbondanza, intervenendo al mattino presto o alla sera per evitare ustioni sulle foglie più delicate. Attenzione agli alberi messi a dimora in primavera, occorre fare in modo che l’acqua raggiunga anche le radici più profonde.

L’ingiallimento delle foglie può essere un sintomo d’insufficienza idrica: intervenire con abbondanti irrigazioni, e, se necessario, nebulizzazioni quotidiane su rami e foglie fino alla ripresa della pianta.

Può essere utile proteggere i tronchi delle specie più sensibili ai raggi solari diretti con juta o tela di sacco; in alternativa disporre una rete ombreggiante tesa con pali infissi nel terreno. Controllare periodicamente l’efficacia dei tutori che dovranno essere lasciati per almeno un anno.

RAMPICANTI

Per ottenere la forma desiderata, legare i rami di nuova formazione ai tutori, aggiungendone di nuovi, nel caso in cui quelli presenti non siano sufficienti. I rami più piccoli possono essere legati utilizzando delle foglie secche di Iris.

Moltiplicazione

Moltiplicare Trachelospermum jasminoides (falso gelsomino) prelevando talee lunghe 8-10 cm provviste di una porzione del ramo portante, e piantandole in un miscuglio di torba e sabbia in parti uguali. E’ sempre bene utilizzare un ormone radicante sulla superficie di taglio.

Potature

Effettuare una potatura di contenimento alle piante che si sono accresciute troppo (HederaParthenocissus tricuspidata, ecc.).

In agosto, si può provvedere all’eliminazione del legno vecchio e alla cimatura dei rami principali, favorendo così l’emissione dei rametti laterali. E’ importante provvedere tempestivamente ad eliminare i residui della potatura, che potrebbero ospitare dei parassiti, e rappresentare dunque un focolaio d’infezione.

ARBUSTI

Tra luglio e agosto si possono ammirare le fioriture di: Abelia chinensis, Abelia grandifloraAbelia rupestrisBuddleia alternifolia e B. davidiiCalycanthus floridusCaryopteris mastacanthusCeanothusClematisCotinus coggygria, alcune varietà di Erica, HypericumHebeHibiscus syriacusHydrangea macrophylla e H.paniculataLagerstroemia indicaLavandula angustifoliaRhus typhina ‘Laciniata’ e Spiraea bumalda. Eliminare i fiori man mano che appassiscono e distribuire un concime specifico.

Irrigazioni e pacciamature

Annaffiare regolarmente e con abbondanza, intervenendo al mattino presto o alla sera.

Predisporre una buona pacciamatura per migliorare la penetrazione dell’acqua e ridurre l’evaporazione, utilizzando materiale organico di vario tipo, come terriccio torboso, corteccia e aghi di pino, trucioli di legno, foglie secche, ecc. La pacciamatura svolge anche una funzione diserbante, ostacolando lo sviluppo delle erbe infestanti. Per rompere la capillarità del suolo e limitare la traspirazione, serve anche zappettare l’area intorno alla base del tronco, evitando le zone vicino alle essenze con radici superficiali, che potrebbero danneggiarsi.

Potature

E’ il periodo più adatto per accorciare la vegetazione delle siepi di Buxus sempervirensCarpinus betulusCotoneaster franchetiiFagus sylvaticaLaurus nobilisPrunus laurocerasus, e Thuja plicata; ma non quelle di Cotoneaster Pyracantha che stanno emettendo le bacche decorative. Tagliare i getti non lignificati che si sono formati tra la primavera e l’estate, ed eliminare subito i residui di potatura, spesso rifugio di parassiti.

Messa a dimora

Verso la fine di agosto mettere a dimora conifere e arbusti sempreverdi, in modo che si affranchino bene prima dell’arrivo del grande freddo. Rizollare i sempreverdi e le latifoglie, poi irrigare ogni 4 o 5 giorni.

Moltiplicazioni

Moltiplicare Ceanothus e Pyracantha, tagliando talee lunghe 8-10 cm e piantandole in cassone vetrato o in serra in un miscuglio composto da parti uguali di torba e sabbia. Utilizzare un ormone radicante sulla superficie di taglio.

Agosto è il mese più indicato per riprodurre per talea semilegnosa alcuni arbusti come BerberisBuddleiaCotoneasterEricaDeutziaPrunus laurocerasusHibiscus.

 

PIANTE ERBACEE PERENNI

Tra le numerose erbacee in fiore si possono ammirare: AcanthusCoreopsisEremurusKniphofiaSaponaria, ecc. Ricordiamo di eliminare i fiori appassiti in modo da stimolare una nuova fioritura in autunno.

Semine e raccolta semi

Il mese di luglio è il momento giusto per seminare AquilegiaArabisAsterEpimediumHelleborusPrimula Viola. Ad agosto s’inizia la semina di alcune piante a fioritura primaverile, come AgeratumAlyssum Calendula. Sempre ad agosto si raccolgono i semi maturi delle perenni che hanno fiorito nei mesi precedenti, si lasciano asciugare all’aria e si immagazzinano, dopo averli divisi per specie e colore.

Tutori

È importante sostenere con appositi tutori le piante che si accrescono molto in altezza, come Delphinum e Aconitum, prima che possano essere danneggiate dai forti venti e dai temporali tipici della stagione estiva.

Talee

In questi mesi, si possono moltiplicare tramite talea tutte le specie di Viola, prelevando dalla base dei cespi più rigogliosi porzioni di germogli lunghi 2-5 cm e mettendoli a radicare in cassone freddo in un miscuglio composto da parti uguali di torba e sabbia. Le nuove piantine si potranno poi mettere a dimora da ottobre a marzo.

Anche Coleus blumei e Dianthus barbatus possono essere propagati per talea: in questo caso si prelevano talee lunghe 7-8 centimetri, si eliminano le foglie inferiori e si mettono a radicare in vasetti colmi di sabbia e torba in parti uguali, infine si sistemano in un luogo ombreggiato. Per una sicura radicazione occorre poi mantenere il terriccio sempre umido, evitando però il ristagno idrico, poiché è una possibile causa di malattie fungine.

Divisione cespi

Per divisione dei cespi si possono moltiplicare le piante che si sono accresciute troppo di Arabis, Aubrietia e Primula. Dopo aver estratto le piante dal terreno, si eliminano le parti rovinate, si dividono in sezioni provviste di radici e di alcuni getti nuovi, infine s’interrano le nuove piantine alla stessa profondità di prima.

Propaggine

I garofanini da bordura si moltiplicano invece per propaggine degli steli laterali. Si scelgono dei germogli sani e vigorosi e si ripiegano sul terreno, si ricopre la parte piegata con del terriccio e la si fissa al suolo con un filo di ferro. Dopo circa due mesi si possono separare le nuove piantine dalla pianta madre.

Trapianti

In questo periodo devono essere messe a dimora le piantine seminate in giugno.

Irrigazione

Annaffiare tutte le perenni secondo le necessità, facendo però attenzione a non bagnare foglie e fiori perché potrebbero andare incontro a marciumi.

Dalie

In agosto le dalie sono in piena fioritura: eliminare i boccioli laterali ed effettuate delle fertirrigazioni settimanali a base di potassio. Queste operazioni hanno lo scopo di ottenere dei fiori di maggiori dimensioni e vivacemente colorati.

Gerani

In agosto si possono ancora propagare i gerani (Pelargonium): si prelevano dalla parte mediana del fusto delle talee lunghe circa 10 cm, si fanno asciugare per qualche ora e si tolgono le foglie, lasciando circa 2 cm di picciolo. Si interrano preferibilmente in vasetti singoli riempiti con un terriccio molto sabbioso, e si posizionano in un luogo ombreggiato e fresco. Alla comparsa delle nuove foglie, si trasferiscono le piantine in un contenitore più grande.

 

 

 

PIANTE ERBACEE ANNUALI E PERENNI

Numerose annuali e biennali sono in piena fioritura (AgeratumBellis perennisCelosiaConvolvulus tricolorDelphiniumDianthusDigitalisPetuniaPhlox, ecc.) e necessitano di particolare attenzione: annaffiare regolarmente, intervenendo anche tutte le sere in caso di forte siccità. E’ consigliabile asportare le infiorescenze appassite delle specie che producono semi (come Petunia e Tagetes), praticando una leggera cimatura per evitare la disseminazione e favorire una fioritura abbondante e prolungata.

Su Chrysanthemum ‘Williams’, occorre effettuare la sbocciolatura, eliminando il primo bocciolo (detto “falso bottone”) perché darebbe origine ad un fiore irregolare.

Se in questo periodo di vacanzeci si deve assentare, asportare i boccioli dalle piantine, così al rientro ci saranno nuovi germogli pronti a sbocciare.

Messa a dimora

In luglio si trapiantano PetuniaSalviaTagetes e Zinnia, scegliendo una posizione soleggiata e utilizzando terreno leggero, ben drenato.

Tutori

Sistemare gli appositi sostegni vicino alle piante che si accrescono molto in altezza, onde evitare che si pieghino a causa del vento o del loro stesso peso.

Concimazioni: Somministrare ogni due settimane un concime complesso in forma liquida, da distribuire nelle ore più fresche.

Semine

Nel mese di luglio è ancora possibile seminare: BellisMyosotisViola e i cavoli ornamentali che, con il loro fogliame variegato in rosa, bianco e verde, orneranno le aiuole da novembre a gennaio.  

A fine agosto, si seminano invece: CampanulaDigitalisMyosotisAquilegia e Viola.

Fiori recisi

Volendo abbellire la casa con fiori recisi raccolti in giardino, conviene intervenire al mattino presto praticando un taglio netto ed obliquo; si eliminano poi le foglie basali e s’immergono i gambi in vasi riempiti con acqua, lasciandoli in un luogo fresco per alcune ore prima di trasferirli nell’abitazione.

Malattie

Con l’arrivo dei primi temporali e l’aumento dell’umidità relativa dell’aria, si possono verificare attacchi di ruggine e di mal bianco.

La ruggine si manifesta con la comparsa sulla pagina inferiore delle foglie di pustole concentriche, dalle quali a maturità fuoriescono numerosissime spore che, veicolate dall’acqua e dal vento, diffondono l’infezione.

Le foglie attaccate da mal bianco sono invece ricoperte da una muffa farinosa che provoca l’ingiallimento e il disseccamento della vegetazione.

Contro queste avversità si può intervenire con trattamenti settimanali a base di bitertanolo-25 (Proclaim) alternato a zolfo bagnabile, secondo dosi e modalità riportati in etichetta

BULBOSE

Le specie a fioritura estivo-autunnale sono nel pieno del loro splendore e per mantenersi tali il più a lungo possibile, devono essere annaffiate regolarmente, e ripulite dai fiori appassiti e dalle foglie secche e ingiallite. Occorre poi sostenere le varietà più alte con appositi tutori. E‘ consigliabile estirpare le erbe infestanti eventualmente presenti e zappettare il terreno per limitare la traspirazione.

Se si vuole che le dalie producano dei fiori più grandi e robusti, bisogna ricordarsi di asportare regolarmente i boccioli laterali.

Messa a dimora

In luglio si possono ancora piantare alcune bulbose: AnemoneColchicumCrocus a fioritura autunnale, Fritillaria imperialis, le varietà di Gladiolus a fioritura tardiva, Sternbergia lutea, ecc.

In agosto si piantano in piena terra NarcissusCrocusHelleborusRanunculusAnemoneIris rizomatosi, ecc. È importante studiare bene la disposizione di specie e cultivar che fioriscono in tempi diversi, in modo da prolungare l’effetto decorativo dalla primavera fino all’inverno.

Bulbi da immagazzinare

Completare la pulizia dei bulbi che sono stati tolti dal terreno il mese passato, dividerli per qualità e colore e immagazzinarli in un locale ben aerato.

Bulbi inselvatichiti

In agosto sarà arrivato il momento di diradare i bulbi lasciati a inselvatichire nei prati: si tolgono dal terreno con l’aiuto di una vanga-forca, facendo attenzione a non danneggiarli. Si scartano quelli vecchi o quelli che presentano delle imperfezioni e si trapiantano subito gli altri, disponendoli a distanze variabili tra 50 cm e 1 m a seconda della specie. Ricordarsi di mettere i bulbi soggetti a marciumi in uno strato di sabbia, in modo da migliorare il drenaggio.

Fioriture in casa a dicembre

Per avere in casa delle piante fiorite già a partire da dicembre, a fine agosto disporre i bulbi in ciotole di fibra o altro materiale, e riporle in un ambiente buio per tre o quattro mesi, bagnando ad intervalli regolari, in modo da mantenere i recipienti sempre leggermente umidi.

In questa stagione conviene completare le ordinazioni dei bulbi da mettere a dimora in autunno e che fioriranno l’anno prossimo.

Malattie

In questo periodo possono essere frequenti gli attacchi di ruggine e mal bianco. Se si notano i sintomi di queste malattie bisogna intervenire tempestivamente con prodotti specifici, secondo dosi e modalità riportate in etichetta.

ROSE

In estate è fondamentale che le rose ricevano la giusta quantità di acqua, in quanto scarse annaffiature potrebbero favorire la crescita di radici superficiali e la produzione di fiori di piccole dimensioni. Occorre quindi bagnare abbondantemente facendo in modo che l’acqua raggiunga le radici profonde, intervenendo anche tutti i giorni in caso di siccità. Se necessario, zappettare il terreno alla base delle piante e rinnovare la pacciamatura.

Concimazioni

Può essere utile in questo periodo distribuire un concime ternario (azoto, fosforo e potassio), interrandolo con una leggera zappettatura (4 Kg. ogni 100 m2).

Potature

Si può praticare una potatura verde sugli arbusti di rose che si sono infittiti troppo, per favorire la circolazione di aria e luce e permettere una crescita regolare. Asportare i fiori appassiti nelle cultivar rifiorenti, mentre si consiglia di lasciare che si formino i frutti decorativi nelle specie non rifiorenti come Rosa rugosaR. complicata e R. pimpinellifolia. Eliminare i succhioni che nascono sotto il punto d’innesto e che toglierebbero sostanze nutritive alla pianta, indebolendola.

Moltiplicazione

Agosto è il periodo adatto per moltiplicare le rose tramite innesto a gemma, talea semi-legnosa e propaggine. Il metodo della propaggine è adatto per le rose rampicanti e le cultivar con fusti flessibili, come Rosa alba e R. damascena: si sceglie un getto vigoroso dalla parte basale della pianta e lo si interra in modo che la porzione terminale sia rivolta verso l’alto. Si pratica un’incisione nel punto di contatto con il suolo e si pennella con polvere di ormoni radicanti. Si eliminano le foglie e i germogli laterali posteriori a quel punto, si fissa il getto nel terreno con un filo di ferro ripiegato ad U, e si lega il fusticino emergente ad un tutore. La radicazione avverrà in un anno circa.

Sarmentose

‘Sister Elizabeth’ (David Austin 2006) Rosa Inglese bassa e arrotondata arcuandosi e diramendosi forma un arbusto simmetrico

Occorre dedicare un po’ di attenzione alle rose sarmentose, eliminando la vegetazione che ha fiorito nelle piante non rifiorenti, e tagliando tre gemme in quelle rifiorenti per favorire la fioritura di settembre-ottobre.

In luglio è consigliabile effettuare la potatura delle sarmentose che hanno terminato la fioritura: nel caso di piante giovani, si riducono i getti laterali per circa i due terzi della loro lunghezza. Dal terzo anno in poi occorre tagliare al livello del terreno i fusti fioriferi. Se il numero dei germogli appare scarso, mantenere i rami vecchi per un’altra stagione, potando i germogli laterali a due-tre gemme.

Rose rampicanti

Continuare a fissare i nuovi getti delle rose rampicanti ad appositi sostegni.

‘Teasing Georgia’ (David Austin 1998) Rosa rifiorente, ha vinto la medaglia Henry Edland nel 2002 per varietà con migliore profumazione

Prevenzione malattie

Effettuare un trattamento antiparassitario preventivo contro le principali patologie che si possono manifestare in questa stagione (mal bianco, ruggine e ticchiolatura).

Si possono iniziare a moltiplicare le rose mediante innesto ad occhio dormiente su selvatico (in genere a questo scopo si utilizzano Rosa canina e R. rugosa, dotate di un sistema radicale molto vigoroso ed elevata compatibilità con la gran parte delle rose coltivate).

Rose in miniatura

Le rose in miniatura possono essere moltiplicate per talea prelevando dei rametti lunghi 5-10 cm provvisti di una porzione del ramo portante (“tallone”) e piantandoli in un miscuglio composto da torba e sabbia in parti uguali, in cassone freddo. Le piantine s’invasano singolarmente alla comparsa delle radici, e potranno essere messe a dimora in autunno.

GIARDINI ROCCIOSI

A luglio sono in fiore: Achillea filipendulina e A. tomentosaArmeria alpinaAsclepias tuberosaCampanula carpaticaChrysanthemum leucanthemumCineraria maritimaCoreopsis grandifloraCyclameneuropaeumDelphinium hybridumDigitalis purpureaGaillardiaGeum coccineumGypsophila repensHemerocallisHeuchera sanguineaHostaHypericum calycinumLavandula spicaLeontopodium alpinumLupinus polyphyllusLychnis chalcedonicaPapaver alpinum e nudicaulePenstemon barbatusPhlox decussataSantolina chamaecyparissusSedum acreThymus serpyllumVeronica spicataVinca major.

In agosto si possono ammirare le fioriture di: Achillea filipendulinaAnemone japonicaAsclepias tuberosaAster ibridi nani, Astilbe arendsiiCampanula carpaticaCeratostigma plumbaginoidesCyclamen europaeumDelphinium ibridi, GaillardiaGypsophila repens, ecc.

Annaffiature e infestanti

In caso di forte siccità è necessario annaffiare regolarmente, facendo attenzione a non creare ruscellamenti con conseguente asportazione di terriccio. Estirpare le erbe infestanti e, in presenza di lumache o altri insetti, disinfestare con prodotti appositi.

Potature

Asportare le infiorescenze appassite. In agosto cimare FuchsiaLantanaLavandula e altre specie suffruticose, per stimolare la fioritura autunnale.

Eseguire una potatura verde sui piccoli arbusti troppo infoltiti, eliminando rami e parte del fogliame nel centro della pianta, così da favorire la circolazione di aria e luce e limitare gli attacchi fungini.

Moltiplicazioni 

In agosto, dividere i cespi delle specie alpine a fioritura primaverile: si tolgono dal terreno, si sezionano con coltello affilato, e si ripiantano alla stessa profondità, riparandole con una rete ombreggiante. Se le porzioni sono piccole, conviene invasarle e lasciarle crescere in cassone freddo fino a quando spunteranno nuove radici.

Per talea si moltiplicano AethionemaAubrietiaDaphneHelianthemumIberisSedum, ecc.

Malattie

In presenza di attacchi fungini o parassitari, meglio estirpare e bruciare le piante per impedire la diffusione delle infezioni. Sostituire poi le piante morte o eliminate.

PIANTE ACQUATICHE VASCHE E LAGHETTI

Numerose specie acquatiche sono in fiore: Butomus umbellatusNymphaea spp., Pontederia cordataRanunculus linguaSagittaria sagittifolia, ecc.

Le piante galleggianti e ossigenanti sono in piena attività vegetativa: è necessario diradare quelle che tendono ad accrescersi troppo poiché potrebbero compromettere la qualità dell’acqua. Asportare le alghe sulla superficie del laghetto ed eliminare i fiori appassiti delle piante acquatiche, per stimolare una nuova fioritura ed impedire che si vadano ad accumulare sul fondo. Rabboccare l’acqua evaporata e rinnovarla parzialmente per mantenerla sempre fresca ed ossigenata.

Eliminare le infestanti eventualmente presenti sulla riva, e, se necessario, irrigare in modo che il terreno rimanga sempre umido. Colpire gli afidi con il getto d’acqua, così da favorirne la caduta e l’ingestione da parte dei pesci.

Propagazione 

Piante sommerse (Lagarosiphon major e  Myriophyllum): prelevare dall’apice delle talee lunghe 10-15 cm, inserirle in vasi con terreno fertile e sommergerle; alla comparsa delle radici, trapiantare a dimora.

Talee di fusto: Ceratophyllum, Elodea, HottoniaPolygonumRanunculusVeronica, ecc. Si prelevano talee lunghe 15-20 cm e si dispongono singolarmente o in mazzi di 3-6 in un vasetto riempito con terriccio, che poi s’immerge in un contenitore pieno di acqua, in modo che i fusti restino sotto la superficie, e lo si posiziona in un luogo fresco e ombreggiato. Dopo la radicazione, si trapiantano le nuove piantine in recipienti più grandi e si inseriscono nel laghetto.

Ninfee: possono essere moltiplicate facendo delle sezioni di radice provviste di una sola gemma, da collocare in contenitori sommersi. Nelle specie vivipare è sufficiente staccare le plantule figlie che si formano lungo la nervatura centrale delle foglie e si rinseriscono nell’acqua, dove radicheranno rapidamente.

 

 

I lavori da eseguire a Febbraio – Marzo in giardino

Nel mese di Febbraio – Marzo, la primavera  è alle porte le piante si stanno risvegliando dalla fredda stagione invernale. Vediamo come rendergli  un piacevole risveglio.

Quali sono i lavori da fare in giardino?

  • La prima cosa da fare è una profonda pulizia del giardino: rimuovi le foglie morte, la pacciamatura ormai rovinata, i rami  rotti. Cesoie, rastrelli e guanti da giardinaggio  ti saranno di aiuto per  rimuovere la vegetazione morta per dare spazio ai nuovi germogli.

Se vivi in zone come il Ticino  con clima invernale mite potrai anche cominciare a portare all’aperto le piante delicate, che, durante la stagione invernale, hai conservato sul terrazzo o in serra.NON CORRERE TROPPO: se le minime notturne sono ancora basse, aspetta qualche settimana, perché l’impazienza in questo periodo può essere dannosa.

  • Febbraio è il mese delle potature, soprattutto per quanto riguarda le rose, le siepi e alcune specie di piante da fiore. È fondamentale non potare in modo casuale le piante da fiore. Quelle che fioriscono a fine inverno, come ad esempio, la forsizia,  producono i fiori sui rami dell’anno precedente. Quindi se procedi ora con la potatura,  quasi sicuramente andrai a rimuovere anche tutte o gran parte delle gemme da fiore, rendendo la fioritura insignificante e scarsa.

I fiori appaiono prima delle foglie e la potatura si effettua dopo la fioritura, tagliando i rami che hanno fiorito per introdurre la produzione di nuovi rami che fioriranno l’anno successivo. Le piante invece che fioriscono nei prossimi mesi, solitamente producono i boccioli sui rami nuovi. Quindi la potatura va effettuata ora, in modo da favorire lo sviluppo di nuovi germogli, come accade per le rose, le quali  producono le gemme da fiore solo sui rami semi legnosi.

In questo mese è consigliato quindi potare le siepi e le piante caducifoglie. Sfoltire le siepi e gli arbusti permette alla luce del sole di filtrare più facilmente e di raggiungere il terreno e l’erba portando il proprio effetto benefico.

  • Febbraio è il mese in cui si possono seminare moltissime piante da fiore. La maggior parte dei semenzai andrà conservata in luogo non eccessivamente freddo, come un semenzaio riscaldato, una serra o un piccolo riparo in agritessuto.

Prepara una composta da semina, composta da terriccio universale alleggerito con sabbia, riempi piccoli vasi o semenzai, innaffia e poni i piccoli semi a contatto col terreno.

Che piante  puoi seminare:

  • l’Ageratum housonianum, una specie perenne coltivata come annuale che produce piccoli cespi compatti e piccoli fiori azzurri;
  • la Bella di notte, pianta perenne coltivata spesso come annuale. Produce molti fiori profumati di colore rosso, giallo, rosa, bianco;
  • la Bocca di leone, erbacea perenne coltivata come annuale che può raggiungere il metro di altezza. I fiori posso avere i colori più diversi;
  • la Centaurea, è il tipico fiordaliso, noto per il suo colore blu, ma ne esistono anche di rosa, gialli, bianchi e viola. Esistono specie annuali e perenni;
  • la Cosmea, pianta annuale chiamata anche Astro del Messico, caratterizzata da grandi fiori semplici con centro giallo e petali molto colorati;
  • la Dalia, pianta perenne disponibile in forma nana, alta non più di 25 cm. I colori sono molto variabili. Dopo qualche settimana, otterrai decine di piccole piante da fiore sia per il giardino sia per il terrazzo.
  • Prima che le gemme delle piante siano gonfie valuta l’eventualità di praticare un trattamento preventivo, a base di poltiglia bordolese.

Non appena noti la presenza di parassiti animali, puoi praticare un trattamento con olio minerale anticoccidico sugli arbusti che sono soggetti all’attacco di questo temibile parassita.

  • Non calpestare l’erba, la quale in questo periodo è ancora spesso bagnata, umida, coperta dalle gelate notturne. Calpestandola rischi di compattare troppo il terreno su cui cresce, impedendone poi la crescita nella stagione primaverile.

Nel caso in cui ci siano ancora gelate notturne, non rimuovere il ghiaccio con rastrelli, perché possono danneggiare seriamente il manto erboso.

Se le condizioni meteo lo consentono è possibile effettuare il primo taglio d’erba fra fine febbraio e fine marzo. Un accorgimento: non tagliare l’erba troppo bassa, 4-5 centimetri di altezza possono bastare e evitano il rischio che l’erba arresti troppo la sua crescita.

  • IMPORTANTE riduci l’irrigazione: l’inverno spesso porta con se pioggia ed umidità in abbondanza per il giardino. Chiudi l’irrigazione senza problemi, evitando che l’impianto si danneggi a causa della basse temperature che fanno congelare l’acqua all’interno dei tubi. L’unica deroga è concessa nel caso di una stagione particolarmente povera di precipitazioni per cui eccezionalmente si può procedere con un’irrigazione molto contenuta.
  • Elimina l’acqua stagnante: spesso in questo periodo si formano zone soggette ad accumuli di acqua le quali, ristagnando, possono causare danni al terreno ed al manto erboso. Un trucco per evitare questa situazione è praticare dei fori sul terreno al fine di assicurare un buon drenaggio.
  • Evita di concimare il prato: questa attività può riprendere tranquillamente in primavera inoltrata. Farla troppo presto può incentivare la crescita dell’erba e gli effetti dei danni che questa potrebbe subire, con il rischio che si rovini per tutta la stagione estiva. L’unica eccezione è data dalla presenza del muschio.
  • Rastrella con forza il prato. L’arrivo della primavera è segnalato senza ombra di dubbio dal cambiamento di colore del prato, che riacquista, dopo il periodo invernale, il suo bel colore acceso, Provvedi a ripulirlo rastrellandolo con cura per eliminare ogni traccia di rametti e foglie che si fossero depositati sulla superficie.

Irrigazione e pacciamatura, le armi contro il capnode

Irrigazione e pacciamatura sono le armi contro il capnode

Nella stagione estiva è sempre più frequente rinvenire sulla vegetazione delle drupacee gli adulti di capnode (Capnodis tenebrionis).

Un coleottero tipico delle regioni più calde che ormai ha ampliato il suo raggio d’azione diffondendosi anche nei frutteti settentrionali.

Larve pericolose

Gli adulti sono presenti sulla chioma delle piante a partire da aprile ed essendo insetti termofili ed eliofili, li si trova più di frequente nelle ore più calde e sulla parte della chioma irradiata dal sole. Gli adulti sono ben visibili e altrettanto visibile è il danno che provocano; attaccano di preferenza le piante in precario stato vegetativo su cui recidono il picciolo delle foglie facendole cadere a terra.

La vera minaccia per le piante è rappresentata dalle larve che si sviluppano all’interno delle radici e del colletto e che con la loro attività trofica compromettono seriamente la funzionalità del sistema conduttore e di sostegno dell’albero. L’infestazione larvale, diversamente da quella degli adulti, è difficile da diagnosticare perché si manifesta con sintomi aspecifici quali emissione di gomma alla base del tronco, appassimento fogliare, disseccamento di settori della chioma. A seguito dell’azione delle larve, le piante colpite, specie se giovani, possono disseccare e infine morire.

Gli adulti di capnode svernano in ripari naturali alla superficie del suolo e sulle drupacee spontanee per spostarsi a primavera sulla chioma degli albicocchi e delle altre drupacee coltivate. Gli adulti rimangono tutta l’estate sulla chioma con due picchi di presenza, uno a maggio con prevalenza di adulti svernanti e uno ad agosto con prevalenza di giovani adulti. Le deposizioni cominciano a giugno e proseguono fino a settembre inoltrato; le femmine depongono le uova nel terreno a 40-50 cm di distanza dalla pianta o nelle fessure corticali della parte basale del tronco.

Ogni femmina può deporre fino a 600 uova, disposte singolarmente o in piccoli gruppi di una ventina di elementi. Dopo 10-12 giorni circa, dalle uova sgusciano le larve neonate che si muovono nel terreno alla ricerca di una pianta ospite. È questo il momento più critico per l’insetto in quanto le larve non sono in grado di effettuare grandi spostamenti e se non raggiungono entro 24 ore una pianta ospite, muoiono. Se riescono ad insediarsi iniziano a scavare gallerie sottocorticali soprattutto nella parte interrata del fusto, quella al di sotto del terreno e da cui partono le radici. Man mano che crescono, le larve scavano gallerie sempre più profonde, che facilmente arrivano all’apparato radicale.

Come prevenire le infestazioni

Per quanto la presenza di questa specie sia in lento aumento un po’ ovunque, i danni sono localizzati negli impianti, specialmente di albicocco, coltivati in aree collinari caratterizzate da scarsa disponibilità idrica e assenza di irrigazione.

Recenti indagini di laboratorio hanno provato l’esistenza di una correlazione negativa tra il contenuto idrico del terreno, espresso come capacità idrica di campo, e la percentuale di schiusura delle uova. Se dopo la deposizione delle uova il terreno è bagnato, è molto probabile che le uova non riescano a schiudersi. Se il suolo è umido anche la larva neonata di capnode non riesce a spostarsi e a raggiungere la pianta ospite.

Per limitare le infestazioni è stato anche sperimentato il posizionamento di barriere fisiche (o pacciamature) posizionate alla base delle piante, intorno al colletto. Queste barriere, fatte di strati di materiale in tessuto non tessuto che possono essere anche impregnate di funghi entomopatogeni, non consentono al capnode di deporre le uova vicino al colletto e impediscono o comunque rendono molto difficile alle larve di arrivare al colletto della pianta ospite.

Come difendere il tuo prato con il trattamento antirgeminello

Il periodo più freddo dell’anno è ormai passato e le giornate miti d’estate ti fanno venir voglia di goderti il sole e stare all’aperto in tutta tranquillità; prima di aprire il gazebo e tirar fuori tavoli e sedie, è importante mettere il tuo prato in forma per l’estate. Uno dei passi fondamentali che puoi fare per proteggere il giardino da parassiti e malattie è applicare un trattamento antirgeminello

Trattamento antigerminello: a cosa serve?

Se hai un bel prato all’inglese saprai certamente che per mantenerlo servono cure e pazienza. Specialmente quando arriva la primavera, è necessario procurarsi strumenti e prodotti preventivi capaci di mantenere il tuo giardino in salute e in ordine. I nemici di questo periodo sono le erbe infestanti e in particolare il pabbio, una pianta appartenente alla famiglia delle Graminacee molto diffusa in Italia. Essa è molto invasiva e predilige i tappeti erbosi per il loro ph neutro. 

Il problema è che il pabbio non solo rende disordinato e spento il tuo prato, ma ruba il nutrimento alle piante che coltivi con tanta passione, creando chiazze antiestetiche sul manto erboso. Tenace e difficile da sradicare senza danneggiare la flora circostante, è importante prevenire la sua radicazione e maturazione con l’antigerminello, un diserbante che agisce sulle piante nel momento della germinazione dei semi.

Quando applicare l’antigerminello

L’antigerminello è un trattamento da fare nel periodo primaverile. Ti consigliamo di applicarlo tra la metà di aprile e l’inizio di maggio, facendo poi una seconda distribuzione quaranta giorni dopo. In genere può essere usato anche in altri periodi dell’anno, come settembre, a seconda delle erbe infestanti delle quali ti vuoi liberare, oppure durante le prime piogge primaverili. Ricorda comunque di non eseguire questa operazione in estate e di fare il tutto massimo entro la fine giugno. Infatti  l’antigerminello, presente sul mercato sia in forma liquida che granulare, richiede un’abbondante irrigazione dopo l’applicazione. 

Per evitare spiacevoli conseguenze per il tuo giardino, ricorda di:

  • Non usarlo mai nelle giornate di vento 
  • Non distribuirlo vicino ai cespugli, alle aiuole o alle altre tue piante, che potrebbero subirne la tossicità
  • Esegui un’applicazione uniforme

Come limitare la proliferazione delle erbe infestanti

L’antigerminello è sicuramente un prodotto ideale per prevenire l’invasione del tuo prato da parte delle Graminacee come il pabbio o altre malerbe. Oltre a questo, per mantenere sempre bello e in salute il tuo spazio verde, ti conviene mantenerlo molto fitto, in modo da non lasciare spazi alle piante infestanti, irrigarlo adeguatamente e concimare quando necessario le tue piante. In genere, oltre al diserbante, che può essere talvolta risolutivo, una buona manutenzione è la soluzione ideale per evitare grossi problemi.

Se non hai tempo o non hai gli strumenti per curare al meglio il tuo prato, puoi affidarti alla nostra esperienza e professionalità. Noi di Matozzo Giardini proponiamo un servizio completo di manutenzione che, oltre al trattamento contro le erbe infestanti, comprende il taglio dell’erba, la concimazione del terreno e il trattamento di fitoprotezione.

Nelle nostre mani esperte il tuo giardino sarà protetto e mantenuto in salute. Dai un’occhiata al nostro sito e scopri di più sui servizi che offriamo!

Come coltivare le camelie in vaso, in terrazza o in giardino

La varietà consigliata è la sasanqua. Si presta meglio al caldo torrido dell’estate, e d’inverno resiste anche alla temperatura di -15. L’esposizione ideale è a mezz’ombra e il suolo deve essere acido.

COME COLTIVARE LE CAMELIE

I fiori hanno lo straordinario merito di abbellire l’ambiente. in Ticino e in Italia è molto diffusa e se ne contano 900mila esemplari all’anno in vaso. Vi suggeriamo di prendere in considerazione la qualità della sasanqua che è tra le più resistenti. Questa specie, infatti, se bagnata con regolarità, si presta meglio delle altre camelie al caldo estivo, grazie alle foglie più piccole, e resiste per qualche settimana anche durante l’inverno, addirittura a temperature come – 10 e – 15 gradi.

CAMELIA QUANDO FIORISCE

Una delle particolarità di questo fiore è che in base alle specie ha diversi periodi di fioritura. La Camellia japonica, la reticulata, la rosiflora e la tsaii fioriscono in primavera mentre la sasanqua, la hiemalis, la vernalis, la sinensis e la transnokoensis tra l’autunno e l’inverno. Per cui, quando andate dal fioraio scegliete accuratamente la vostra camelia in base a quando volete che fiorisca.

COME COLTIVARE LE CAMELIE IN VASO O IN GIARDINO

Ma vediamo come si coltivano le camelie:

Esposizione e terreno. L’esposizione ideale è la mezz’ombra, ma questa specie di camelia si adatta bene anche al pieno sole. Quanto al terreno, richiedono un suolo acido, ricco di sostanza organica, umido, morbido e ben drenato.
Come piantarle. Possono essere messe a dimora tutto l’anno. In giardino o in terrazza, bisogna scavare una buca di 20-30 centimetri, che diventano 40 se il terreno è tendenzialmente basico. È molto importante accertarsi che il suolo non presenti ristagni d’acqua, e nel dubbio si possono porre materiali drenanti neutri, come argilla o ghiaietto di fiume. Anche i vasi devono avere dimensioni corrispondenti, e deve essere utilizzato un buon terriccio, specifico per acidofile.
Come irrigare e concimare. Le irrigazioni devono essere regolari e abbondanti, con acqua povera di calcare e accertandosi sempre che non si formino stagni. In estate è meglio irrigare sempre al piede della pianta, mentre se l’inverno è asciutto, sarà meglio bagnare un paio di volte nelle ore più calde. Spruzzando anche la fronda. Quanto alle concimazioni, sono sufficienti due interventi: uno in estate e uno in autunno. Il fertilizzante primaverile sarà più ricco di azoto, quello per l’autunno di fosforo e potassio.
Potatura. In genere, questa varietà di camelie non ha bisogno di potatura ed è sufficiente rimuovere i rami secchi, sottili o malformati. Se necessario, intervenite subito dopo la fioritura.

Tasso pianta molto estetica, ma con foglie velenose, come coltivarlo in giardino e in vaso.

Tasso

Pianta conosciuta come «l’albero della morte».                                              
Ideale per fare delle siepi è facile anche la coltivazione in vaso purché sia di terracotta. 

Ottimo per una bella siepe, colorata di verde, con la scenografica presenza di frutti rossi. O anche per un giardino o un terrazzo dove vogliamo inserire una pianta molto ornamentale.

COME COLTIVARE IL TASSO

Il tasso è una conifera, originaria di diversi paesi del Mediterraneo e della Gran Bretagna, si riconosce facilmente per le foglie lineari e appiattite, per la conformazione dei frutti e per tante altre caratteristiche. Appartiene alla famiglia delle Taxaceae cui fa parte anche una specie assai simile, il Cephalotaxus coltivato nei giardini a scopo ornamentale.

COME COLTIVARE IL TASSO IN TERRAZZO

Il tasso è conosciuto anche come albero della morte per la velenosità delle foglie, dei rametti e del seme: gli antichi greci utilizzavano queste parti della pianta per rendere mortali le loro frecce. La polpa dei frutti del tasso, bacche rosse chiamate arilli, è invece dolce e mangereccia, tanto che molti uccelli ne sono ghiotti. Questa conifera è diffusissima dalla zona mediterranea a quella montana, ma non forma boschi estesi; per lo più cresce nel sottobosco e infatti predilige posti freschi e ombrosi.

DOVE PIANTARE IL TASSO

Il tasso è un’ottima pianta ornamentale da sottobosco oppure anche per posti soleggiati, purché su terreni freschi; è adatto per zone di pianura, di media o alta collina. La sua coltivazione è piuttosto facile, in quanto si tratta di una conifera che richiede come ambiente ideale una zona soleggiata e calda, mentre soffre nelle aree umide e ventilate. La buca nel terreno va scavata e predisposta un mese prima del trapianto della pianta, e va concimata dall’inizio con un fertilizzante naturale. Non serve neanche molta acqua, se non durante i mesi estivi quando le temperature diventano molto alte e l’aria afosa. Al contrario, sono necessarie potature regolari, in quanto il tasso tende a crescere molto e in modo disordinato.

COME SI COLTIVA IL TASSO

A differenza di altre conifere, il tasso si assoggetta ottimamente al taglio e quindi si presta per costituire sieponi o quinte verdi, oppure si lascia foggiare a cono, a palloncino o in altre forme obbligate. Oltre alla specie tipica si coltivano nei giardini diverse varietà orticole di forma colonnare, a portamento nano o a foglie di altre tinte.

COME COLTIVARE IL TASSO IN VASO

Il tasso è una pianta che cresce lentamente, quindi si presta anche a essere messa a dimora in un vaso di medie dimensioni. Va trasferita quando raggiunge un’altezza di 50-60 centimetri, ed è preferibile utilizzare vasi di terracotta: l’importante è garantire un terreno morbido e ben drenato, anche in spazi ristretti come appunto sono quelli di un vaso. Crescendo, il tasso va trasferito in vasi molto alti e avrete un balcone arredato in modo davvero efficace.

Amore per la vita – Aiutiamo gli uccellini in questi mesi freddi

Amore per la vita

AIUTIAMO GLI UCCELLINI IN QUESTI MESI FREDDI

In questi giorni di freddo intenso alcune specie di uccelli, come il merlo, la capinera, il fringuello e tantissimi altri scelgono riparo nei centri abitati, mentre altri come rondini e usignoli partono verso il caldo dell’Africa. I volatili in inverno hanno bisogno di cibo e di un posto sicuro e possibilmente riparato.
Purtroppo a causa del freddo e del gelo anche il cibo scarseggia e aumenta per gli uccelli il bisogno di mangiare per mantenere la temperatura corporea. Ed è per questo che ci viene spontaneo cercare in qualche maniera di offrire ai piccoli volatili un po’ di cibo in mangiatoie lontane dai gatti e un riparo accogliente.

Ecco allora qualche consiglio per aiutare gli uccellini a superare il gelo di questi mesi.

Anche se ogni specie ha esigenze particolari,  possiamo preparare un mix di arachidi, semi di girasole e noci tritate,  un cibo sicuramente gradito dalla maggior parte, e se non avete tempo di prepararlo lo potete trovare già pronto nei negozi.

Bisogna evitare come per ogni animale il cibo piccante o salato, in quanto potrebbe risultare tossico per loro. È meglio evitare anche di dar loro pane, uova e altri cibi simili, poiché non forniscono le proteine adatte.

Se decidiamo di offrire un riparo ai volatili che ci vengono a trovare infreddoliti alla nostra finestra, possiamo acquistare casette di legno per gli uccelli che si trovano facilmente in commercio a prezzi economici, che posizioneremo in un posto tranquillo e in alto, altrimenti possiamo realizzare con materiali di riciclo, ad esempio il fondo di una bottiglia di plastica tagliata, un’ ottima mangiatoia che possiamo posizionare nei balconi o terrazzi.

Possiamo mettere anche il cibo direttamente sui davanzali o se abbiamo un giardino possiamo appendere una retina con dentro il cibo sugli alberi.

Ricordiamoci di non esagerare con le quantità, meglio una porzione più abbondante al mattino quando gli uccelli sono più affamati o la sera e piccole porzioni durante la giornata.

Se iniziamo a nutrire gli uccelli durante la stagione invernale è opportuno farlo fino all’inizio della primavera, in quanto offrendogli il cibo diventiamo un punto di riferimento per loro e interrompere può portare sicuramente danni alla loro vita.

Nutrire e proteggere gli uccelli può diventare istruttivo per noi e soprattutto i nostri figli, che impareranno a conoscerli e a osservarli dalla finestra e non in una gabbia, e soprattutto a prendersi cura della natura e dei suoi piccoli abitanti.

Sarà una vera gioia svegliarsi la mattina con il canto degli uccelli che vengono a salutarci e a mangiare.